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Una donna che vive in Belgio è diventata sindaca di una città giapponese


Satoko Kishimoto, una donna di 47 anni che vive in Belgio, è stata eletta sindaca di Suginami, uno dei “quartieri speciali” di Tokyo, in Giappone. Kishimoto è di origini giapponesi ma da più di dieci anni abita con la propria famiglia a Leuven, a est di Bruxelles: grazie a una campagna elettorale portata avanti soprattutto online è riuscita a battere seppur di pochissimi voti l’altro candidato, finendo con essere eletta sindaca di un posto che si trova più di 9mila chilometri da casa sua, con enorme sorpresa di tutti.

Un quartiere speciale (in giapponese “tokubetsuku”) è una delle suddivisioni amministrative in cui possono essere divise le prefetture giapponesi: ha una certa autonomia territoriale e un proprio governo locale, ma deve comunque coordinarsi con l’organo governativo superiore.

Sebbene la legge giapponese permetta l’esistenza di quartieri speciali anche in altre prefetture, l’unica area in cui se ne trovano è la città metropolitana di Tokyo, l’organo amministrativo assimilabile alle prefetture, che controlla la capitale giapponese e ha 23 quartieri speciali oltre a 39 suddivisioni amministrative più piccole. La città di Tokyo ha quasi 14 milioni di abitanti e la sua area metropolitana, la più popolata del mondo, più di 37 milioni: si stima che a Suginami vivano circa 500mila persone.

L’elezione di una persona che vive all’estero come sindaco di un quartiere speciale di Tokyo è stata molto commentata sui giornali giapponesi, dove è stata vista come l’inizio di un nuovo periodo nella politica locale, ha detto in un’intervista a una radio fiamminga il marito di Kishimoto, Olivier Hoedeman.

Kishimoto è un’attivista ambientalista e ha vissuto in Giappone fino a 25 anni; si è trasferita prima nei Paesi Bassi e poi a Leuven, dove attualmente vive con il marito e due figli. Lavora come coordinatrice di progetti al Transnational Institute di Amsterdam, un’organizzazione non profit dove si occupa principalmente di alternative alla privatizzazione dell’acqua e di altri servizi pubblici.

Nonostante abitasse a migliaia di chilometri dal proprio paese di origine, Kishimoto ha continuato a interessarsi molto a quello che succedeva in Giappone, partecipando a numerosi incontri e conferenze online e cominciando a farsi apprezzare tra i progressisti giapponesi. Per questo è stata entusiasta quando le è stato chiesto di candidarsi come sindaca del quartiere speciale, ha raccontato Hoedeman. Kishimoto, comunque, non si aspettava di essere eletta davvero.

Da qualche settimana Kishimoto è a Suginami, dove aveva portato avanti la propria campagna elettorale: proponendo di limitare le privatizzazioni e di favorire la partecipazione dei cittadini nella vita pubblica, è riuscita a superare le critiche di chi aveva contestato il fatto che vivesse all’estero. Ha vinto di pochissimo, con circa 200 voti di scarto rispetto all’altro candidato, l’ex sindaco del quartiere, conservatore. Al momento non si sa ancora se si trasferirà a Tokyo con la famiglia: «il nostro figlio più piccolo è ancora alle scuole medie e ha ancora qualche anno davanti, quindi trasferirsi in Giappone non sarebbe così semplice. Dobbiamo ancora pensarci», ha concluso Hoedeman.

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