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Mattarella al Consiglio d’Europa, ‘la pace è il frutto di una paziente collaborazione tra i popoli’ – Mondo


  “Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo – e non le riesce – tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione.” Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un passaggio del suo discorso al Consiglio d’Europa. La tempo, ha rimarcato, “è frutto di una ostinata fiducia verso l’umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti”.

L’intervento del Capo dello Stato.

LE PAROLE DI MATTARELLA SULLA RUSSIA

“Di fronte a un’Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile. La Federazione Russa, con l’atroce invasione dell’Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle”, ha detto Mattarella parlando della guerra tra Mosca e Kiev, in corso dal 24 febbraio. 

“La responsabilità della sanzione adottata (l’esclusione del Consiglio d’Europa, ndr) ricade interamente sul Governo della Federazione Russa. Desidero aggiungere: non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all’oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina”, ha spiegato il Capo dello Stato, che ha anche lanciato un appello alla Russia: “Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli. La ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l’appello al Governo della Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni. Alla comunità internazionale tocca un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace”. 

 “DIALOGO, NON PROVE DI FORZA”

Mattarella auspica alla distensione per interrompere le ostilità, prendendo “a prestito parole guerra fredda per cammino pace”, va ripudiata la guerra. Coesistenza pacifica, tra i popoli e tra gli Stati. Democrazia come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno. Infine, Helsinki e non Jalta: dialogo, non show di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali”.

IL CAPO DELLO STATO E LE PAROLE SULL’ONU

A Strasburgo Mattarella ha anche parlato dell’Onu: “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita. Significa che iniziative, come quella promossa dal Liechtenstein e da altri 15 Paesi, per evitare la paralisi del Consiglio di Sicurezza dell’Onu vanno prese in seria considerazione”, ha detto. 

I RIFERIMENTI STORICI A SCHUMAN, ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE E ALL’IMPERIALISMO TARDO-OTTOCENTESCO 

“Come ricordava  Robert Schuman, la pace non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Se perseguiamo obiettivi comuni, per vincere non è più necessario che qualcun altro debba perdere. Vinciamo tutti insieme”, ha detto il presidente della Repubblica citando l’ex Presidente del Parlamento europeo.

“L’obiettivo hitleriano che condusse alla Seconda guerra mondiale era quello di fare della Germania la potenza prevalente con un ruolo dominante su altri popoli e altri Paesi. Fu un disegno che coinvolse regimi di numerose altre nazioni – il Regno d’Italia fra queste – e che fu battuto dalla coscienza civile internazionale”, ha ricordato il capo dello Stato, sottolineando poi che “il registro della storia ci ricorda come stabilità e pace non siano garantite una volta per sempre. La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini“.

Mattarella, intervenendo al Consiglio d’Europa, ha anche chiesto di superare la visione imperialista tardo-ottocentesca: “Viviamo oggi, nuovamente, l’incubo – inatteso perché imprevedibile – della guerra nel nostro Continente” ma “imperialismo e neocolonialismo non hanno più diritto di esistere nel terzo millennio. Non è più il tempo di una visione tardo-ottocentesca, e poi stalinista, che immagina una gerarchia tra le nazioni a vantaggio di quella militarmente più forte. Non è più il tempo di Paesi che pretendano di dominarne altri”. 

 

 





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