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Guerra Ucraina: da Kiev a Mariupol, gli inviati italiani sul campo raccontano 30 giorni di guerra



Kiev che diventa spettrale, Mariupol ormai quasi rasa al suolo, negozi chiusi, silenzi, volti stanchi, strategie di guerra, analisi complicate, previsioni ancora più difficili. Gli inviati italiani sul campo hanno raccontato all’Adnkronos i primi trenta giorni di una guerra sfaccettata, improvvisa ma forse non inattesa, regalando quotidianamente ‘un’istantanea’ dal teatro di guerra. “Kiev è diventata ormai una città fantasma, disseminata di posti di blocco -ha raccontato all’Adnkronos Fausto Biloslavo, cronista inviato in Ucraina per conto di Mediaset e del Giornale, fotografando la situazione nella capitale. “Sul lungo fiume ci sono gli autobus gialli messi di traverso in mezzo alla strada ei copertoni di pneumatici per diminuire la larghezza delle carreggiate per quando dovessero arrivare i carri. L’impressione che mi ha dato, è come poco prima dell’assedio di Sarajevo”.

I volti delle donne di Irpin sono l’immagine di Alessio Lasta, inviato di Piazzapulita. “La forza delle donne di Irpin, i volti, le facce, le anziane, il loro coraggio. La loro resistenza. Mi ha colpito la forza di questi sfollati, soprattutto delle donne, che, nel loro momento di maggior debolezza, hanno mostrato la loro grandissima forza. Se ci fossero delle medaglie d’oro al valore militare le vincerebbe tutte Irpin”, ha raccontato Lasta, che ha trascorso quattro giorni a Irpin a pochi passi da quello che viene chiamato il punto ‘di contatto’, appena prima del fronte di combattimento.

Una vita difficile, quella sul campo di guerra. Dove possono accadere disavventure come quella dell’inviata del tg1 Stefania Battistini, vittima insieme a due colleghi di un’irruzione dei soldati ucraini in resort a Zaporizhzhia, che l’Adnkronos è stata la prima a documentare sentendo l’inviata poco dopo la disavventura. “Eravamo in camera, in diretta con ‘Uno Mattina’, abbiamo sentito urlare, sbraitare e sbattere la porta -ha raccontato la Battistini- Sono entrati due agenti armati e con il mefisto, hanno buttato giù i due operatori di ripresa a terra, con il ginocchio sulla schiena e facendogli alzare le mani. Non capivano nulla di inglese quindi ci hanno tenuto dieci minuti urlando come pazzi, col kalashnikov puntato alla testa dei colleghi”insieme ai colleghi Simone Traini e Mauro Folio.

Non solo Kiev o Zaporizhzhia. A raccontare all’Adnkronos l’atmosfera al confine tra Ucraina e Russia è Nico Piro, inviato del tg3. “A Rostov sul Don la gente è preoccupata -raccontava nei primi giorni del conflitto- Sono stato ieri nei villaggi, c’è preoccupazione, si ripete ‘c’è la guerra, c’è la guerra’, ma ricordiamo che i sondaggi danno, per quanto riguarda il riconoscimento della legittimità delle due repubbliche autoproclamate, oltre il 70% di sostegno a Putin. Questo si traduce in sostegno alla guerra? Non lo so, ma sicuramente il tema del Donbass in Russia è fortemente sentito”.

Una guerra che ha visto anche morire sotto i colpi d’arma da fuoco molti colleghi, come il giornalista ex collaboratore del New York Times Brent Renaud, morte commentata così all’Adnkronos dall’inviato a Kiev per il tg2 Piergiorgio Giacovazzo: “Quello che è successo al collega del New York Times non è casuale. Non è stato colpito per caso, ne hanno ucciso uno per educarne cento. E’ un messaggio intimidatorio a tutta la stampa, perché loro sanno benissimo che stiamo raccontando le mostruosità che loro stanno commettendo”.

I giornalisti inviati sul teatro di guerra dell’Ucraina si sono trovati a doversi scontrare con il problema delle faux information, da entrambe le parti, che hanno reso ancora più difficile il compito del cronista. “La propaganda di guerra c’è sempre stata in ogni conflitto e sempre ci sarà. E’ parte integrante della guerra, sarebbe ingenuo non ammetterlo -ha detto all’Adnkronos Fabio Tonacci, inviato di Repubblica- Qui la vediamo da entrambe le parti. Per avere notizie certe, dunque, non basta attingere a fonti ufficiali, anche se ucraine: bisogna avere testimonianze dirette, trovare foto e video che testimonino quanto viene comunicato. Non sempre è possibile”.

(di Ilaria Floris)





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