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«Era una trappola del killer»


«Ciao Lidia, non andare in giro da sola, sei in pericolo, è grave». Firmato: «Tua amica». Un biglietto scritto a mano lasciato domenica sera nella cassetta della posta di Lidija Miljkovic, la donna di 42 anni uccisa mercoledì dall’ex marito Zlatan Vasiljevic che ha ammazzato anche la nuova compagna Gabriela Serrano e poi si è suicidato. Chi l’ha scritto? Qualcuno sapeva, e voleva mettere in guardia Lidija oppure, come sostiene Daniele Mondello, il nuovo compagno, quel biglietto è stato scritto dal killer per indurla in una trappola? 

Zlatan, il piano del killer di Vicenza prima del suicidio: ha ucciso la nuova compagna Gabriela, poi l’ex moglie Lidia

L’ha scritto il killer?

L’uomo nel raccontare l’episodio ha infatti espresso una sua teoria sullo strano biglietto: «Più che un avvertimento sincero, sembra una minaccia. Quasi certamente l’ha scritta l’assassino, voleva colpire non solo Lidija ma anche tutti i suoi affetti: farla sentire in pericolo significava fare in modo che girasse spesso in compagnia di qualcuno, per terrorizzarci ma anche perché faceva parte del suo piano. Altrimenti che senso avrebbe avuto andarsene in giro con delle granate?».

Mondello è stato ascoltato in Questura, dove si sta cercando di ricostruire la dinamica del duplice delitto, e poi del suicidio di Vasiljevic, e delle giornate e ore precedenti. Fra le persone sentite dalla Polizia c’è stato anche l’ex marito di Gabriela Serrano, l’altra vittima, che è rientrato dalla Spagna dove si era trasferito assieme alla figlia. Ieri si sono svolte le autopsie sui tre corpi, e a breve dovrebbe giungere dalla magistratura il nulla osta ai funerali, che potrebbero così venire celebrati all’inizio della prossima settimana. Al vaglio degli investigatori infine anche le immagini delle telecamere di sorveglianza nella zona del quartiere Gogna, dove Lidia è stata trovata morta in strada e da cui Vasiljevic è fuggito nell’auto, dove c’era il corpo senza vita di Gabriela uccisa per prima. Qualcuno dunque aveva capito che Zlatan Vasiljevic poteva colpire, non essendo tra l’altro più soggetto alle misure restrittive disposte dalla magistratura, dopo l’arresto nel 2019 e dopo aver scontato la pena di un anno e mezzo per maltrattamenti e lesioni.

Perché è stato rimesso in libertà dopo l’arresto?

Dalla sentenza del processo d’appello, celebrato nel 2020 a Venezia, era addirittura stata sottolineata la «prognosi favorevole circa la futura astensione dalla commissione di altri reati» del killer, che così aveva goduto di uno sconto di pena rispetto all’anno e 10 mesi ricevuti in primo grado, e la sospensione condizionale. La decisione si era basata su una relazione del Servizio dipendenze dell’Ulss 8 di Vicenza, al termine di un periodo di trattamento terapeutico e rieducativo di Vasiljevic presso l’associazione ‘Ares’, tra il 2019 e il 2020. «La valutazione finale è positiva – attestavano i giudici d’appello -evidenziandosi una condizione di astinenza iniziata almeno un anno prima, senza ausilio di terapia farmacologica». Una conclusione che stride con quanto soltanto un anno prima aveva scritto il Gup di Vicenza, secondo cui Vasiljevic rimaneva pericoloso perché aveva «un sostrato culturale arretrato, basato su una concezione del rapporto uomo-donna di tipo padronale e dominante, che nemmeno l’avvio del procedimento penale aveva in alcun modo scardinato e ridimensionato».

Da qui la decisione del giudice di primo grado di non concedere il beneficio della sospensione. Una volta rimesso in libertà, invece, l’uomo in poco tempo è tornato a perseguitare la sua ex, stringendo un nuovo legame tossico con Gabriela, anch’esso finito e poi portato al tragico epilogo di mercoledì scorso. Per approfondire le circostanze che hanno condotto a decisioni così diverse tra loro, e poi al duplice femminicidio, la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha chiesto ai suoi ispettori di avviare approfondimenti. Il primo passo dell’ispettorato – una volta aperto un fascicolo – sarà chiedere una relazione ai vertici degli uffici giudiziari.





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